il natale e le vacanze. le vacanze.

Dopo un pomeriggo passato in compagnia di Vinicio, e il loop ossessivo di Orfani Ora, mi accascio un pochino su me stessa. E mi ascolto. Che è qualche giorno che provo a parlarmi ma non ci riesco. Perchè le vacanze. Non aver niente da fare. Non avere impegni, cose da sbrigare. La casa, lo studio, la spesa. I conti che devono tornare. In un modo o in un altro, per forza. Sembra bello. Sembra meraviglioso, anzi. Eppure, alla fine di questi giorni mi assale una sensazione di vuoto. Completa. Totale. Mancanza. Le feste, il dover essere allegri per forza, il dover divertirsi per forza. Il capodanno, si certo, è lì per forza. E poi per forza belli. Per forza sorridenti. Per forza tutto. A me non mi piace. A me mi non si dice, per forza. Per forza tutto. Ma qui per forza niente. Siamo allegri quando ce n’è motivo, perchè ci piace che le cose siano naturali. Siamo allegri per dei ceci lanciati in testa e un’oliva al posto di un dente. Perchè ascoltiamo una simpatia diversa dalla nostra. Naturale anche quella come noi. Solo un po’ più attempata. Siamo allegri quando hai le guance rosse e sembri heidi e cerchi di fermare le macchine in corsa con un calcio volante. Perchè ti va. Solo che, fortunatamente, sei un po’ lontana ma non te ne accorgi. E poi quando ci rivediamo lo stesso film per l’ennesima volta e ormai lo sappiamo a memoria e ridiamo prima che gli attori pronuncino le battute. Sono allegra quando una birra s’insinua in un discorso che vorrebbe essere serio ma non ce la fa. E poi quando quel piccolo uomo mi dà un abbraccio. Oh, beh. Allora sono felice. Da morire. Ma no, le feste mi lasciano ben poco. Tutto questo, invece. Tutto questo posso avercelo sempre. Perciò divertitevi voi a Capodanno, il sabato sera o quando cazzo volete. Io lo faccio quando mi va.

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Due giorni di febbre e un po’ di burrasche. Di nuovo in bilico, di nuovo il panico. Ma se ne esce. Con calma e pazienza, se ne esce. Roma è brutta in questi giorni. In bilico anche lei su quel grigio che non si esprime. Che tra poco. Forse. Piove. E io a casa, i Flaming Lips l’ultima scoperta, i Mogwai sempre presenti nei momenti un poco bui. Anche se The Hawk is Hawling ormai è diventato boia e machete insieme. Ma anche un po’ sollievo, sempre. Si studia, oggi. E niente Christmas Carol in 3D, niente Dada e Surrealismo, e forse anche niente palestra. Ma su questo non ci conterei. La febbre è passata e io sono forte. E a portare un po’ di spettacolo in casa ci pensa, come al solito, il nostro premier. E poi leggo libri per l’autostima. Leggo libri per la paura. Leggo libri per l’ansia. Per saper vivere l’oggi senza aspettare e aspettarsi niente. Eppure questa specie di tristezza di fondo rimane. Chissà. Magari sarò più forte anche di lei. Un giorno. Dopo aver anche sconfitto la febbre. Ah e anche Houston ha scelto di farsi rappresentare da un sindaco omosex. Tra l’altro, donna. Cccipiace.

.the weight of a thought.

Sì poi non è che sia proprio facile che le cose vadano come dici tu. Però ci provi. Provi a non farti trascinare nell’inutile, stucchevole tentativo di prevedere quello che sarà. Averlo capito prima del tempo non ti esula dal subire il tradimento, di qualsiasi genere, dal provare la sensazione che il tradimento ti lascia. E quindi fidati e vivi. E vivi le azioni, non le parole. Perchè alla fine importa che oggi sia bello. Importa emozionarti adesso. Domani non si sa. Domani non importa. Importa oggi. Adesso. Subito.

Ah io credo di amare le mie orchidee. Loro sono il mio adesso.

A dispetto di tutte le cose che ho dimenticato di fare, oggi è stata una bella giornata. Mi sento di dirlo. Che ogni tanto è bello. E dimenticare qualcosa è inevitabile. E poi non lo dice mai nessuno. Che è stata una bella giornata. Che è felice. Stanotte ho dormito per dieci E DICO DIECI ore consecutive e non succedeva credo da mesi, e già questo potrebbe bastare. Poi stamattina un giro pre-compere di Natale perchè è inutile fare quelli poco consumisti perchè noi consumisti lo siamo. E pure un sacco. E poi un pranzo soddisfacente e un po’ di storia del Giappone e poi i pacchetti di regalo alla Feltrinelli con Manitese. Che, seppur poco, è sempre qualcosa. E fa sempre bene all’anima. E poi sono tre/quattro giorni di calma apparente. Che spero si riveli più che apparente. O meglio io ci provo. Che forse. Riesco.

Se in uno slancio di generosità voleste aiutarci…

.un piccolo peter.

Io vago. Ultimamente per lo più cerco. E mi cerco. Tranquillità. Un modo per raggiungerla. Serenità. Un modo per infonderla anche a chi mi circonda. E tra una cosa e un’altra approdo qui. Che con la tranquillità e la serenità c’entra ben poco, sì. Ma mi presento, che mi pare il caso. Ecco al mondo c’è un sacco di gente diversa. Ci sono quelli che non gliene importa niente e lasciano la scuola in seconda liceo per lavorare da un fruttivendolo. Perchè si accontentano, dicono. E sono svogliati. Dicono. E gli basta avere 100 euro alla settimana per comprare le sigarette e poco altro. Ci sono quelli che proseguono e fanno l’università perchè ormaisenzalalaureanonvaidanessunaparte. E allora sì, scelgono la facoltà, una a caso, e fanno l’università. E ci mettono dieci anni perchè anche a loro, in realtà, non gliene importa niente. E scelgono l’università perchè in fin dei conti è comodo. A casa stai da solo, mamma non c’è ma manda i soldi per passarti le serate. Le giornate. Gli anni. Poi ci sono quelli che fanno la scelta consapevole. A me sembra impossibile. Però sì, ci sono anche quelli che fanno la scelta consapevole. Quelli che in quinta liceo sanno già che vogliono studiare economia alla bocconi, e lo fanno. E che quando diventano grandi e finita l’università vogliono diventare broker, e fare un sacco di soldi, e diventare i più grossi di tutti. E lo fanno. Sì, lo fanno. E poi ci sono quelli che in realtà non lo sanno, cosa fare. Che sanno che vogliono migliorare. Che c’è qualcosa che li entusiasma, e in quella cosa riescono meglio delle altre. Allora pensano che sì, magari è meglio seguire la via. Ma in realtà non lo sanno, cosa fare. Quelli che non hanno un obiettivo, se non la laurea. Ma anche quello, non è poi così tanto un obiettivo. Ci sono quelli che pensano che la laurea e soprattutto cosa verrà dopo un poco fa spavento. Che quando diventi grande, inevitabilmente ti lasci imbruttire dalla vita. E se non lo fai tu, sei comunque circondato da grandi imbruttiti dalla vita. E che basterebbe un libro da leggere, una mela da mangiare e un lettino dove dormire. Ecco, ci sono dei piccoli peter. Io sono uno di quelli.