.日本文学だけ.

Heian, Fujiwara, Man’yoshu, Hitomaro e Yamabe no Akahito e poi i rekishi monogatari e i gunki e gli uta e i nikki. E il kamakura jidai e gli shogun. E gli Shojo. E il Genji, come non citare il Genji. Quel meraviglioso e fantasmagorico Genji che poi in realtà non lo ha letto nessuno, diciamocelo. Inizio ad avere la nausea della letteratura giapponese classica. Vorrei essere Adriana Boscaro. (ma anche un po’ Nadia Fusini)

.lamentele #1.

ora diciamocelo, io non è che mi voglia lamentare sempre. E non è che non mi va mai bene niente. Io apprezzo quello che ho, davvero. Sono davvero molto contenta di avere delle gambe che mi reggano in piedi, dei polmoni che mi facciano respirare, un cuore che batte e pompa come dio (?) comanda, delle orecchie che mi permettano di ascoltare i suoni e la musica -la musica- e degli occhi che mi mostrino i colori. E giusto quelli, che senza occhiali non vado molto oltre. Però oggi mi sono rotta le palle. Vado dall’oculista perchè non vedo molto bene. Sarà peggiorata la miopia. Sarà peggiorato l’astigmatismo, chi ci fa caso più. Cambio le lenti e passa la paura. Invece vado dall’oculista e ho l’appuntamento alle 18 e io alle 17.58 sono in sala d’aspetto. E ho l’appuntamento alle 18 e metto piede fuori dalla sala d’aspetto alle 18.45 e io queste cose non le tollero perchè la professionalità è la professionalità. E comprende anche questo, giuda iscariota! E poi entro e mi fai leggere le letterine e come al solito mi sento una deficiente perchè sono ovviamente mezza cieca e io l’ultima riga non la riesco a leggere ed è inutile che insisti cazzo. E ti chiedo se quindi mi è peggiorato solo l’astigmatismo e mi dici che no, non direi neanche che è peggiorato l’astigmatismo, stai solo invecchiando e l’occhio inizia a non reggere più i cambiamenti, anche i più minimi. E che sta invecchiando a 23 anni glielo vai a dire a tua sorella, cretino. E soprattutto io sono venuta a farmi dire di quanti gradi sono ciecata, non che ho due buchi nella retina. Come ti salta in mente di dirmi che ho un buco in ogni retina dopo avermi fatto aspettare tre quarti d’ora e avermi fatto perdere un pomeriggio di studio con l’esame lunedì e quest’esame se non lo passo stavolta forse è meglio che lascio stare e cambio corso di laurea? E poi dici che uno si lamenta.

Sugnu sempri alla finestra e viru a ranni civiltà

Ca ha statu, unni Turchi, Ebrei e Cristiani si stringeunu la manu,

Tannu si pinsava ca “La diversità è ricchezza”

Tempi di biddizza e di puisia, d’amuri e di saggezza

(Sono sempre alla finestra e vedo la grande civiltà che è stata, dove Turchi Ebrei e Cristiani si stringevano la mano. Allora si pensava che “la diversità è ricchezza”, tempi di bellezza e di poesia, d’amore e di saggezza)

Carmen Consoli – ‘A Finestra

E mi trovo sempre disgustata ad osservare il mio paese. Quello dove la diversità si trasforma in vergogna e ludibrio, e la bruttezza dev’essere punita. Dove l’uno sovrasta i molti e homo sine pecunia est imago mortis. E i più sono passivi replicanti di un modello, per di più disastroso. Dove rispetto è una parola caduta in disuso e che ha lasciato il posto a cazzo, forse, o qualcosa del genere, e i bambini non aspettano più babbo natale, ma direttamente una nintendo ds. Dove non si sa più apprezzare il fatto di aver la possibilità di imparare, di studiare, di crescere e conoscere. E lascio il liceo per un lavoretto, uno qualsiasi, così la sera posso portare la fidanzatina da mcdonald’s e poi al cinema. E spero oh se spero in una contropartita impudica e volgare. E l’italiano a cosa serve se hai una moto 500cc da mostrare con boria e vanagloria? E a cosa i libri, se ogni giorno leggi migliaia di righe su facebook? E poi, e poi…

E stasera il sonno fatica ad arrivare. Sarà per le dodici ore di stanotte. Secoli, che non dormivo dodici ore. Ma tant’è. E’ l’una e i miei occhi sono fanali. Al solito, puntati verso il buio. E’ stata una bella giornata. Ci siamo svegliate insieme, dopo tanto tempo. Ci siamo concesse tempo. Tanto. Tutto per noi. Solo per noi. Le orchidee, le piantine per l’orto. Vasi, terra e concimi dimenticati alla cassa. Leroy Merlin immenso e avremmo potuto comprare anche un paio di chili di ciottoli. Così, tanto per averceli e non farci mancare niente. Poi un film e una domanda che un po’ mi fanno pensare. Ma solo un po’. Mi rendo conto sia inutile. Poi ti addormenti sulla mia spalla e io. Io? Non riesco a dormire ma non mi alzo perchè non voglio svegliarti. E perchè sentire la tua testa sulla mia spalla è rassicurante. E’ calore. E’ tranquillità. Poi però forse mi muovo troppo e ti sposti un po’. E io. E quella pace -la mia pace- traballante diventa polvere. E ho bisogno di staccarmi e raffreddarmi. E scrivere senza pensare. Pensarmi. Pensarti. Scrivere e basta. Che poi domani.

Domani come nuova.