Io ti ho amato, André, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d’un colpo. C’erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

tagliavano come lame.

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.delle facili felicità.

Ho passato la giornata tra la biblioteca nazionale, melbookstore, la feltrinelli, feltrinelli international e libreria lithos -decisamente deludente. comprare tanti libri, spendere tanti, tutti i miei soldi in libri mi fa sentire incredibilmente bene. anche quando compro i libri in inglese per il mio piccolo, che certamente non gradirà. non è come quando compri i vestiti, che torni a casa e inevitabilmente, svuotando le borse pensi sempre “ma ho comprato solo questo?”. la crisi si fa sentire, eh. no, quando torni dalla libreria (dalle librerie ancora meglio, hai più buste da svuotare) è diverso. innanzitutto perchè non hai bisogno di tornare a casa per ammirare i nuovi acquisti. io mentre torno a casa (mezz’ora di mezzi è il minimo) ho sempre un grande, grandissimo dilemma interiore: quale inizio? poco importa se sto leggendo altro, e poco importa se sarà solo un inizio, e poi lo metterò da parte. devo farlo. al massimo potrà deludere un po’ le aspettative, ma con la wishlist che mi ritrovo non è mai un acquisto buttato. e poi le scelte, ahimè, sono obbligatorie. insomma, fatto sta che oggi è stata una giornata di ritorno dalle librerie. e stavolta oltre alla mezz’ora di mezzi mi sono concessa anche un mcflurry, e 20 minuti per finirlo. così ho potuto iniziare non uno ma bensì due libri. piccole soddisfazioni per piccole giornate che come al solito passano in fretta, troppo in fretta, così tanto che vorresti dir loro “oh, fermati, io sono ancora qua!”.

E oggi un’altra giornata dal risveglio storto.
Di quelli lievi però, che con un poco di buona volontà possono migliorare. E una mattina passata nel cortile dell’università che vuoto di sabato mattina mi è sembrato stupendo. Si stupendo. E passeggiando per Roma deserta con Norwegian Wood dei Beatles mi sono sentita in pace. Con me, e anche con Roma. Chè a volte stare da soli serve. Giapponese è passato e ora restano 4 esami e mi sento già così vicina alla laurea che quasi non ci credo. E poi una casa in cui non voglio tornare e che una volta mi dava la serenità di cui avevo bisogno. E allora un trasloco, forse. E tu, che nonostante tutto, per fortuna, ci sei sempre.
Leggo Amy Hempel che con le prime venti pagine mi fa quasi piangere dentro la metro. E mi lascia a fissare i sedili sporchi imbambolata, pensando che come le orchidee i libri mi danno molta più soddisfazione della maggior parte delle persone che conosco. Sorpresa e soddisfazione, come una torta di fragole quando ormai non ti va più e allora puoi prenderla e buttarla di sotto. Senza che nessuno si lamenti.
Ho quasi 24 anni, e fare i capricci mi piace ancora da morire.

And when I awoke
I was alone,
this bird has flown,
so I lit a fire,
isn’t it good?
Norwegian wood…