elucubrazioni di una stolta.

Ritrovandomi a chiedermi dove sono finiti i miei sogni. Se ne ho mai avuti. Cercandoli con tutte le forze per vedermi alla fine stremata e senza risposte. Allora il senso di tutto qual è?

Annunci

.always and evermore.

Ascolto Into My Arms di Nick Cave in loop da oggi pomeriggio quasi come fosse la prima volta che la sento. Mi è capitata per sbaglio, oggi, mentre aggiornavo l’ipod. Forse per un attimo ho fatto finta di non vederla. Forse per un attimo avrei voluto non vederla. Però era lì. Sicuramente una delle top 20 di sempre. E per quanto c’abbia provato poi la voglia di riascoltarla ha vinto su tutto. Il risentimento nei confronti di questa canzone, i ricordi legati a lei. Sono passati 5 anni dall’ultima volta che l’ho ascoltata. Ne saranno passati 7, o forse 8 da quando qualcuno me l’ha dedicata. E poi da allora niente più Into My Arms, se non per deprimermi volontariamente. 8 anni. Mi sa che oggi sono invecchiata davvero.  Ma in compenso ho mangiato il miglior sushi di Roma e dintorni. Vuoi mettere? E allora dopo 6, 7, 8 anni, o quanti possano essere, faccio il riperduto. Con te che mi dormi accanto e riscaldi quella parte di letto che quando dormo da sola è gelida come il vento di febbraio che al mattino ti ghiaccia il naso. E un po’ mi rassicuri, un po’ vorrei piangere e non so perchè. Anche al mio compleanno. Ma è solo una questione di parcondicio per gli altri giorni, sia chiaro.

.delle facili felicità.

Ho passato la giornata tra la biblioteca nazionale, melbookstore, la feltrinelli, feltrinelli international e libreria lithos -decisamente deludente. comprare tanti libri, spendere tanti, tutti i miei soldi in libri mi fa sentire incredibilmente bene. anche quando compro i libri in inglese per il mio piccolo, che certamente non gradirà. non è come quando compri i vestiti, che torni a casa e inevitabilmente, svuotando le borse pensi sempre “ma ho comprato solo questo?”. la crisi si fa sentire, eh. no, quando torni dalla libreria (dalle librerie ancora meglio, hai più buste da svuotare) è diverso. innanzitutto perchè non hai bisogno di tornare a casa per ammirare i nuovi acquisti. io mentre torno a casa (mezz’ora di mezzi è il minimo) ho sempre un grande, grandissimo dilemma interiore: quale inizio? poco importa se sto leggendo altro, e poco importa se sarà solo un inizio, e poi lo metterò da parte. devo farlo. al massimo potrà deludere un po’ le aspettative, ma con la wishlist che mi ritrovo non è mai un acquisto buttato. e poi le scelte, ahimè, sono obbligatorie. insomma, fatto sta che oggi è stata una giornata di ritorno dalle librerie. e stavolta oltre alla mezz’ora di mezzi mi sono concessa anche un mcflurry, e 20 minuti per finirlo. così ho potuto iniziare non uno ma bensì due libri. piccole soddisfazioni per piccole giornate che come al solito passano in fretta, troppo in fretta, così tanto che vorresti dir loro “oh, fermati, io sono ancora qua!”.

E oggi un’altra giornata dal risveglio storto.
Di quelli lievi però, che con un poco di buona volontà possono migliorare. E una mattina passata nel cortile dell’università che vuoto di sabato mattina mi è sembrato stupendo. Si stupendo. E passeggiando per Roma deserta con Norwegian Wood dei Beatles mi sono sentita in pace. Con me, e anche con Roma. Chè a volte stare da soli serve. Giapponese è passato e ora restano 4 esami e mi sento già così vicina alla laurea che quasi non ci credo. E poi una casa in cui non voglio tornare e che una volta mi dava la serenità di cui avevo bisogno. E allora un trasloco, forse. E tu, che nonostante tutto, per fortuna, ci sei sempre.
Leggo Amy Hempel che con le prime venti pagine mi fa quasi piangere dentro la metro. E mi lascia a fissare i sedili sporchi imbambolata, pensando che come le orchidee i libri mi danno molta più soddisfazione della maggior parte delle persone che conosco. Sorpresa e soddisfazione, come una torta di fragole quando ormai non ti va più e allora puoi prenderla e buttarla di sotto. Senza che nessuno si lamenti.
Ho quasi 24 anni, e fare i capricci mi piace ancora da morire.

And when I awoke
I was alone,
this bird has flown,
so I lit a fire,
isn’t it good?
Norwegian wood…

.flashnews.

Deh. All’improvviso sono stata a Barcellona, entrata -irresistibilmente- in una libreria e ho comprato Al sur de la frontera, al oeste del sol. E non ho tempo per leggerlo. Ho superato lo scritto di giapponese, il che non mi rende nè particolarmente fiera nè particolarmente felice, perchè implica un’ansia da orale che non so se riesco a sopportare in questo momento. E riflettendo molto seriamente davanti ad un panino col prosciutto crudo e la mozzarella ho pensato che forse ho 3 amici. Ben tre. Facciamo sei, se ci includo i miei fratelli. Ma ai tuoi fratelli non puoi dire se col fidanzato il sesso non va bene. Fidanzata nel mio caso. Non che il caso sia il mio, intendiamoci. Solo quello però non si può dire, tutto il resto sì. Poi un sacco di cose, in primis la Catalunya, ma se non ho tempo di leggere qualche pagina di un libro figuriamoci di scrivere un post inutile su un blog inutile.

una colazione per uno stomaco forte.